#noveparole. 8 - Natura | La Venaria Reale

#noveparole. 8 - Natura

Gian Luca Favetto racconta la Reggia di Venaria in un viaggio attraverso nove parole.

Un viaggio sentimentale in nove tappe, nove idee, nove storie, nove spazi presentati con uno sguardo insolito. Non un semplice giro per sale e gallerie di una reggia, ma il racconto di un luogo attraverso i sentimenti e le idee che suggerisce. Un luogo che è, insieme, architettura, residenza, progetto urbanistico, metafora, utopia e simbolo di potere, frutto di una visione che, con la sua stratificazione orizzontale di stili ed epoche, rimane contemporanea a ogni tempo che attraversa. 

Le parole, seppur piccole, contengono immagini, anche le più immense. Contengono emozioni e sentimenti, anche se gli uni e le altre sono infinitamente grandi, indefinibili. Contengono tutto il passato e il futuro e costruiscono le storie in cui possiamo riconoscerci. 

Nove parole come isole, che formano un arcipelago da visitare.

Ideazione e voce: Gian Luca Favetto
Graphic design: Leandro Agostini
Editing: Gianluca Negro
Un progetto del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude


8 -  NATURA

Si presenta in forma di statua di marmo, superba, di altezza doppia al naturale, con la spoglia del Leone sopra le spalle, e Clava alla mano, in atto d’uccider l’Hidra, così lo descrive l’architetto Amedeo di Castellamonte, uno dei padri costruttori della Reggia di Venaria, colui che ha fatto il primo disegno, che l’ha cominciata… 

Sta parlando di qualcosa che non è dentro, ma fuori dalla Reggia, fuori dal corpo degli edifici. Si trova nei giardini. 

È l’Hercole Colosso, l’antico guardiano, ora tornato a casa, al suo posto, là dove è stata recuperata la fontana, appunto la Fontana dell’Hercole Colosso. 

Idealmente è qui a far da custode e da guida ai Giardini, riportati al loro splendore, dove la Reggia può veramente specchiarsi e duplicarsi, e perdere i confini e fondersi con il paesaggio, traducendo la sua struttura architettonica verticale in organismo vivente orizzontale.  

Uno dice i Giardini, al plurale, perché sono tanti giardini che si susseguono e s’incontrano… è un arcipelago di giardini con fiori, piante, prati, acque, che cambiano con il mutare delle stagioni. 

Quello che vedi, ammirando il disegno, passeggiando per i viali e i sentieri, il Parco basso e il Parco alto, l’Allea Reale, il Giardino inglese, il Giardino delle rose, il Boschetto della musica e dei giochi, il bacino della Peschiera, gli orti, i frutteti, e al di là l’immenso Parco della Mandria, i Giardini delle sculture fluide di Giuseppe Penone, l’installazione di Giovanni Anselmo, “Dove le stelle si avvicinano di una spanna in più”, come riporta la scritta incisa sulle lastre di granito, ancora una volta il passato e il presente che si mescolano preparando il futuro… ecco, quello che vedi, quello in cui sei immerso è un quadro scolpito, una scultura animata, una sinfonia di ricami, forme e colori. Qui non c’è competizione fra uomo e natura, c’è alleanza, c’è armonia. E il naufragar ti è dolce in questo eden. 

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