{"id":26226,"date":"2026-07-12T20:44:11","date_gmt":"2026-07-12T18:44:11","guid":{"rendered":"https:\/\/lavenaria.it\/webzine\/play-un-podcast-da-ascoltare-e-leggere\/start\/"},"modified":"2026-07-12T20:44:11","modified_gmt":"2026-07-12T18:44:11","slug":"start","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/lavenaria.it\/de\/webzine\/play-un-podcast-da-ascoltare-e-leggere\/start\/","title":{"rendered":"Start"},"content":{"rendered":"<p>\n\t<a class=\"spreaker-player\" data-height=\"200px\" data-playlist=\"false\" data-resource=\"episode_id=50645277\" data-theme=\"light\" data-width=\"100%\" href=\"https:\/\/www.spreaker.com\/user\/16644607\/0-start\">Ascolta &#8222;00. Start &#8211; Introduzione di Fabio Viola&#8220; su Spreaker.<\/a><script async src=\"https:\/\/widget.spreaker.com\/widgets.js\"><\/script><\/p>\n<p>\n\tIl mio nome \u00e8 <strong>Fabio Viola<\/strong>. Sono nato nel 1980, proprio come Pac-Man, e una domanda mi ha da sempre ossessionato: <strong>cosa sono i videogiochi?<\/strong> In momenti diversi della mia vita avrei sicuramente fornito risposte differenti, perch\u00e9 mi rendo conto che questo linguaggio interattivo ha saputo evolversi a una velocit\u00e0 spasmodica nel suo primo mezzo secolo di vita ed esondare dai propri perimetri, andando a ludicizzare l&#8217;esistenza anche dei non giocatori.<\/p>\n<p>\n\tLa mostra \u201cPLAY. Videogames, arte e oltre\u201d, di cui ho la fortuna di essere co-curatore, nasce proprio per porre domande pi\u00f9 che fornire risposte.<\/p>\n<p>\n\tRicordo ancora il Natale del 1987, quando i miei genitori, dopo lunghe e pressanti insistenze, si convinsero a regalarmi un <strong>Commodore 64<\/strong>. Fu l&#8217;inizio di una nuova vita e la progressiva scoperta di un mondo in cui poter salvare principesse, sconfiggere nemici mostruosi, guidare nelle citt\u00e0 e viaggiare nel tempo. A quell&#8217;epoca i videogiochi erano apparati prevalentemente tecnologici. Le limitate capacit\u00e0 dell&#8217;hardware e del software spingevano noi giocatori a immaginare che quei pochi pixel su schermo fossero un\u2019auto, un guerriero o una principessa. Con un paragone forzato, <strong>il primo ventennio dei videogiochi potremmo paragonarlo alla pittura rupestre<\/strong>, in un&#8217;immaginaria cronologia della storia dell&#8217;arte. Eppure in quelle semplici linee, pixelose e negli interminabili caricamenti vi era un qualcosa di magico, <strong>una ritualit\u00e0 destinata a unire intere generazioni future<\/strong>.<\/p>\n<p>\n\tInutile negarlo, i miei genitori, cos\u00ec come quelli di altri milioni di ragazzi sparsi per il mondo, vedevano in quell&#8217;attivit\u00e0 una perdita di tempo. Supportavano e sopportavano a malincuore quel passatempo, non riuscendo a comprenderne le valenze positive. D&#8217;altronde, si trattava di un medium a loro sconosciuto, sicuramente non preferibile ai libri, al cinema, al teatro o alla musica, a loro molto pi\u00f9 vicini.<\/p>\n<p>\n\tGli anni \u201980 e \u201990 del secolo scorso sono stati l&#8217;epoca della <strong>stereotipizzazione del videogiocatore<\/strong>: maschio, brufoloso, insomma un nerd asociale rinchiuso nella propria cameretta a perder tempo in mondi altri rispetto alla realt\u00e0. Oggi possiamo sicuramente riderci sopra, ma questa concettualizzazione ha generato non pochi problemi.<\/p>\n<p>\n\tDa allora tanto \u00e8 cambiato, i videogiochi sono entrati nella quotidianit\u00e0 di <strong>quasi 3 miliardi di persone nel mondo <\/strong>e a giocare sono ormai uomini e donne, bambini e persone over 50 e a ogni latitudine del globo. Si giocano su console, pc e soprattutto su smartphone, titoli che richiedono grandissime competenze da parte del giocatore e centinaia di ore per essere completati, ma anche altri composti da sessioni velocissime, ideali per giocatori casual in mobilit\u00e0.<\/p>\n<p>\n\tUna galoppata tecnologica ha portato i giochi, composti inizialmente da una manciata di pixel immagazzinati in alcune decine di k-byte, a ricreare complessi in mondi 3D iper realistici, scaricabili digitalmente per diversi gigabyte. Insomma, dalle iniziali pitture rupestri si \u00e8 giunti a un rinascimento del videogioco.<\/p>\n<p>\n\tNel corso delle ultime decadi sono emersi grandi e piccoli studios creativi e finanche singoli autori capaci di plasmare con la propria visione e creativit\u00e0 una delle pi\u00f9 importanti industrie del XXI secolo. Per casi fortuiti della vita ebbi la possibilit\u00e0, a 22 anni, di entrare in questo mondo, ritrovandomi a collaborare con tanti sviluppatori e publisher i cui giochi, sin da piccino, avevano scandito tanti momenti importanti della mia vita. Al tempo risult\u00f2 difficile spiegare il mio lavoro ai pi\u00f9. Oggi tra i giovanissimi i lavori di game designer, pro-player o streamer risultano ai primissimi posti di gradimento. Passiamo tante ore a giocare, ma anche a guardare altri giocare su piattaforme come Twitch o all&#8217;interno delle arene fisiche dove si svolgono tornei di sport elettronici.<\/p>\n<p>\n\tMa ritornando alla domanda iniziale: <strong>cosa rappresentano oggi i videogiochi?<\/strong> Sono una mera attivit\u00e0 ludica, un passatempo o, in altri termini, una forma digitale di escapismo, come spesso sono stati raccontati? O sono anche un linguaggio? Sono nuovi paesaggi digitali che si intrecciano e sovrappongono eccezionali spazi geografici fisici? Sono luoghi di socializzazione e formazione primaria delle identit\u00e0 individuali e collettive? Sono una piattaforma politica dove si affrontano i grandi temi della modernit\u00e0, dando vita a democrazie immateriali a geometria variabile? Ma soprattutto, sono i videogiochi un&#8217;espressione culturale e artistica del XXI secolo? E se s\u00ec, quali sono i punti di congiunzione e quali gli stacchi rispetto alle gi\u00e0 consolidate forme d&#8217;arte?<\/p>\n<p>\n\tOgnuna delle sale che incontrerai rappresenta un microcosmo, una lente attraverso cui guardare il mondo filtrato dalla Game Culture. Immagina la mostra come un puzzle game: livello dopo livello, acquisirai una tessera del mosaico muovendoti tra passato e futuro, fisico e digitale, immagine statica e immagine interattiva. Temi simboleggiati in questa sala dalla relazione tra il vaso del 5\u00ba secolo avanti Cristo e le sue estetiche, e i guerrieri ripresi nel videogioco <em>Apotheon<\/em>, ma ancora individuo versus collettivo ed altre dicotomie alla base del secolo in cui stiamo vivendo.<\/p>\n<p>\n\tNon resta che mettersi in gioco. Buona visita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ascolta &#8222;00. Start &#8211; Introduzione di Fabio Viola&#8220; su Spreaker. Il mio nome \u00e8 Fabio Viola. 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