{"id":26186,"date":"2026-07-12T20:44:12","date_gmt":"2026-07-12T18:44:12","guid":{"rendered":"https:\/\/lavenaria.it\/webzine\/play-un-podcast-da-ascoltare-e-leggere\/e-t\/"},"modified":"2026-07-12T20:44:12","modified_gmt":"2026-07-12T18:44:12","slug":"e-t","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/lavenaria.it\/es\/webzine\/play-un-podcast-da-ascoltare-e-leggere\/e-t\/","title":{"rendered":"E.T."},"content":{"rendered":"<p>\n\t<a class=\"spreaker-player\" data-height=\"200px\" data-playlist=\"false\" data-resource=\"episode_id=50646066\" data-theme=\"light\" data-width=\"100%\" href=\"https:\/\/www.spreaker.com\/user\/16644607\/12-e-t\">Ascolta \u00ab12. E.T. &#8211; Il peggior videogame della storia\u00bb su Spreaker.<\/a><script async src=\"https:\/\/widget.spreaker.com\/widgets.js\"><\/script><\/p>\n<p>\n\tSiete pronti a inforcare una bicicletta e volare sopra il cielo della vostra citt\u00e0? Se state pensando a una bicicletta con il cestino, un ragazzino con una felpa rossa e un alieno nascosto sotto una coperta avete fatto centro. La storia di questo podcast \u00e8 quella del <strong>videogame di \u00abET\u00bb il film ideato e diretto da Steven Spielberg<\/strong>, uscito nel 1982, che ebbe un successo senza precedenti al botteghino. Dalla sua uscita a oggi ha incassato 1,3 miliardi di dollari e nel 1994 \u00e8 stato scelto per essere inserito nel National Firm Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, consegnandolo all\u2019eternit\u00e0.<\/p>\n<p>\n\tNei primi anni \u201880 Steven Spielberg era un giovane cineasta che gi\u00e0 aveva raggiunto il successo, ma il risultato eccezionale che ET ottenne al botteghino lo fece entrare di diritto tra i pi\u00f9 apprezzati registi dell\u2019epoca. Una sera, mentre era a casa, ricevette una telefonata proveniente da New York. All\u2019altro capo del telefono c\u2019era <strong>Manny Gerard<\/strong>, uno dei boss della Warner Communications Inc. I due si conoscevano bene e avevano gi\u00e0 lavorato insieme quando si era trattato di trasformare il primo Indiana Jones in un videogame. Dopo il successo enorme di quel gioco, che aveva fatto divertire migliaia di players, la Warner propose a Spielberg di ripetere la stessa operazione con ET. Lui chiese chi ci avrebbe lavorato e Gerard gli dette carta bianca.<\/p>\n<p>\n\tVi starete domandando che c\u2019entri la Warner con i videogames. Domanda corretta.\u00a0 <strong>Nel 1976 la Warner aveva acquisito la Atari<\/strong>, una delle game company che avevano rivoluzionato il mercato del videogame e che in pochissimo tempo ne era diventa la regina.<\/p>\n<p>\n\tLa storia della Atari inizia con <strong>Nolan Busnell<\/strong>, studente di Ingegneria all\u2019Universit\u00e0 dello Utah e d\u2019estate inserviente in un parco divertimenti per pagarsi gli studi. Durante i momenti di pausa Busnell cominci\u00f2 a contare il numero di monete che i giocatori inserivano nei giochi e si rese conto che gli introiti erano altissimi. In ottobre, una volta ritornato nel campus dell\u2019Universit\u00e0 dello Utah, si ritrov\u00f2 con l\u2019amico <strong>Ted Dabney<\/strong> a chiedersi come fare a trasformare il loro amore per i videogames in un lavoro. Senza pensarci troppo su, la mattina dopo si presentarono alla Camera di Commercio locale e presentarono tutti i documenti per fondare la Atari Inc.<\/p>\n<p>\n\tLa Atari originaria \u00e8 stata la prima azienda di videogames che ha materialmente portato i propri prodotti nelle case delle persone grazie all\u2019<strong>Atari 2600<\/strong>, la sua prima consolle. Il prezzo di vendita era di $199 \u2013 circa $948 di oggi \u2013 e includeva la consolle, due Joysticks, due racchette, e una cartuccia con 4 giochi, tra cui Pong. Il suo nome deriva dal giapponese ed \u00e8 connesso con il gioco nipponico Go. Pong \u00a0fu un successo pazzesco e permise alla Atari di guadagnare 3,5 milioni di dollari nel solo primo anno di uscita del gioco.<\/p>\n<p>\n\tFu all\u2019apice del successo che Busnell e Dabney vendettero la Atari alla Warner Communications per una cifra stimata tra i 28 e i 32 milioni di dollari. Un\u2019operazione senza precedenti, che proiett\u00f2 nella storia la Atari come la business company statunitense pi\u00f9 veloce ad avere raggiunto quel valore. <strong>Per la Atari fu l\u2019inizio di un successo planetario <\/strong>in gran parte dovuto alla visione di Raymond Kassar, CEO della Warner, che port\u00f2 la compagnia a vendere milioni di Atari 2600. I dati erano eccellenti e in quegli anni gli introiti della compagnai pesavano positivamente sul bilancio generale della Warner per 1\/3. Uscivano giochi nuovi ogni 6 mesi e i negozi venivano letteralmente assaliti dai giocatori che volevano accaparrarsene una copia per poi volare a casa e giocare.<\/p>\n<p>\n\tLa prima crisi dei videogames era per\u00f2 dietro l\u2019angolo, e nel 1983 la Atari chiuse con perdite superiori ai 500 milioni di dollari. All\u2019inizio di quell\u2019anno l\u2019intera industria dei videogame aveva ricavi 3,2 miliardi di dollari. Nel 1985 croll\u00f2 a soltanto 100 milioni di dollari di utili. Questo provoc\u00f2 la chiusura di moltissime aziende del settore e il conseguente licenziamento di molte persone.<\/p>\n<p>\n\t<strong>Il primo motivo del crack fu la saturazione del mercato<\/strong>. Praticamente ogni bambino aveva una consolle diversa e nessuno di loro poteva giocare insieme agli altri. Una situazione che uccide la condivisione, parte essenziale del gaming.<\/p>\n<p>\n\t<strong>Il secondo motivo era la scarsa qualit\u00e0 dei videogames <\/strong>che uscivano. Le companies erano costrette a rincorrersi fra loro per creare e vendere pi\u00f9 giochi possibili nel minor tempo possibile. Questo ovviamente fece s\u00ec che i videogames fossero di pessima qualit\u00e0 e i players cominciarono a non tollerare questo comportamento poco rispettoso nei loro confronti.<\/p>\n<p>\n\tIn questo clima per niente facile, l\u2019Atari decise di uscire con ET, considerato <strong>il peggior videogame di tutti i tempi<\/strong>. Come sono andate le cose dopo quella prima telefonata? La Warner propose di affidare lo sviluppo di ET a Howard Scott Warshaw, uno dei programmatori di videogames di maggior successo. Il suo primo gioco Yar\u2019s Revenge \u00e8 stato il bestseller della Atari 2600 con un milione di copie vendute e nel 1982 Warshaw fu il game designer di di Indiana Jones e i Predatori dell\u2019Arca Perduta, che aveva venduto poco meno di un milione di copie. Spielberg lo conosceva e apprezzava e cos\u00ec decise di accettare la proposta di Warner.<\/p>\n<p>\n\tCom\u2019\u00e8 possibile che ET sia stato un fiasco totale che ha portato la Atari sull\u2019orlo della scomparsa? I fattori del fallimento furono molteplici. Iniziamo col dire che Spielberg propose un accordo capestro alla Warner sui diritti per l\u2019utilizzo del brand di ET: ventidue milioni di dollari. Follia pura.<\/p>\n<p>\n\tCi furono poi gli strettissimi tempi di lavorazione. Per i precedenti videogames Warshaw ebbe a disposizione circa sei mesi di lavoro, mentre per ET lui e e il suo team ebbero a disposizione solo sei settimane per sviluppare, testare e commercializzare il gioco prima che venisse spedito nei negozi per le festivit\u00e0 natalizie. Questo tempo cos\u00ec risicato \u00e8 oggi uno dei motivi per cui molti esperti di videogames hanno rivalutato il lavoro di Warshaw. Lui dal punto di vista tecnico aveva consegnato nei tempi richiesti.<\/p>\n<p>\n\t<strong>Il vero problema per\u00f2 fu il gameplay di ET<\/strong>. Il player doveva aiutare il piccolo alieno a recuperare 3 pezzi del proprio telefono per poter contattare Elliot, all\u2019interno di decine di buche presenti nei vari livelli. Una volta completate le quest potevi chiamare Elliot. L\u2019incontro tra i due amici si risolveva con Elliott che veniva graficamente inglobato da ET. Davvero. A questo punto il player si gettava in ogni buco, letteralmente ogni buco presente nel game per trovare un fiore. Praticamente ET diventava un saltatore di fosse. Una volta trovato il fiore, questo si trasformava in uno Yar e volava via. A questo punto dovevi trovare i 7 pezzi di Reese, che erano dei miniquadrati che si trovavano nei vari ambienti. Finita anche questa seconda quest il player doveva spostarsi nel piano astronave e chiamarla per andarsene. Partiva un timer e tutto era pronto per l\u2019atterraggio. Arrivava l\u2019astronave e finiva il primo livello. Il secondo livello? Ripetere la stessa operazione. L\u2019unica differenza \u00e8 che il fiore si trasformava in Indiana Jones. Finito il livello. Ripetere la stessa operazione. Ripetitivo certamente, ma questo era lo schema di molti dei giochi arcade di quegli anni.<\/p>\n<p>\n\t<strong>Alcune settimane dopo l\u2019uscita del videogame ET registr\u00f2 un milione e mezzo di copie vendute, poi qualcosa si incepp\u00f2 e le vendite crollarono<\/strong>. Un paio di mesi dopo Warshaw apr\u00ec le riviste specializzate e lesse che la Atari stava ritirando le cartucce del videogame dal mercato. Perch\u00e8? Ne avevano prodotte troppe. Quattro milione di copie. Un\u2019enormit\u00e0. La Atari non sapeva che farsene di un prodotto che non aveva funzionato e <strong>cos\u00ec decise di seppellirlo<\/strong>. Davvero, prese tutte quelle cartucce e le seppell\u00ec. Warshaw se ne and\u00f2 qualche mese dopo e oggi fa lo psicoterapeuta.<\/p>\n<p>\n\tA questo punto della storia ci trasferiamo ad <strong>Alamogordo, una piccola cittadina nel New Mexico<\/strong> di circa 30.000 abitanti. Le cartucce furono sepolte proprio qui nel 1983. Per anni si era vociferato negli ambienti videoludici della possibilit\u00e0 che nella discarica di Alamogordo la Atari avesse sepolto tutte le cartucce invendute e restituite di ET, ma nessuno le aveva mai ritrovate.\u00a0 Fino al 1994, quando un abitante del luogo individu\u00f2 una zona che per lui corrispondeva a quella del possibile seppellimento. Lo scavo dur\u00f2 alcune settimane e sul principio sembr\u00f2 non avere esito. Lo stesso Warshaw si pales\u00f2. Poi una mattina emerse una prima cartuccia di ET e successivamente molte altre, ma non cos\u00ec tante come si pensava, perch\u00e9 lo scavo stava mostrando un\u2019altra verit\u00e0, qualcosa di completamente diverso da quello che tutti si erano figurati per 40 anni. Sotto quei detriti riemersero infatti cartucce di tutti i videogame della Atari. I camion che erano arrivati fin l\u00e0 non l\u2019avevano fatto per insabbiare un fallimento, ma per liberarsi degli eccessi di magazzino di una societ\u00e0 in crisi. Warshaw si sent\u00ec sollevato e un applauso part\u00ec dalla folla nella sua direzione. Oggi la Contea di Alamogordo \u00e8 l\u2019unica proprietaria delle cartucce della Atari 2600 ET sepolte nel proprio territorio. Ci costruiranno attorno un museo o le venderanno al miglior offerente.<\/p>\n<p>\n\t<strong>ET \u00e8 passato alla storia come il gioco peggiore mai fatto<\/strong> e Warshaw si \u00e8 preso colpe che non aveva. Lui e la sua creazione sono diventati il capro espiatorio per spiegare ai media e all\u2019opinione pubblica la grande crisi che travolse la Warner nel 1983. Oggi possiamo dire che una societ\u00e0 guidata da uomini ingordi ha portato alla scomparsa della prima grande gloriosa casa di produzione di videogame statunitense. La Atari \u00e8 stata la prima a introdurre un device di massa nelle case di tutti i cittadini e intere generazioni di players sono cresciute grazie a lei. Un bene passato di generazione in generazione di cui saremo sempre grati a Busnell, Dabney e Warshaw. Non siete d\u2019accordo?<\/p>\n<p>\n\t\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align:center\">\n\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"E.T.\" height=\"644\" src=\"https:\/\/lavenaria.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/play_podcast_et_2022-09-01.webp\" width=\"1100\" \/><\/p>\n<p>\n\t\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ascolta \u00ab12. 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