La Sala del Biliardo | La Venaria Reale
Sala da biliardo, Appartamenti reali del Castello della Mandria. Foto di Lea Anouchinsky

La Sala del Biliardo

In posizione centrale nella distribuzione degli Appartamenti Reali, la sala del Biliardo offre una vista privilegiata sulla Reggia di Venaria, da cui si percepisce il disegno unitario che lega le due residenze. La costruzione del Castello della Mandria data all’inizio del Settecento, con l’architetto Michelangelo Garove, su volontà del duca Vittorio Amedeo II, che avviò un vasto progetto territoriale rivolto alla produzione dei cavalli di razza destinati al re a alla corte.

Negli anni la Mandria si può considerare un’appendice della Reggia, tanto che gli architetti e le maestranze che si avvicendano sono gli stessi; dopo Garove subentrano infatti Juvarra e Alfieri con i quali il Castello raggiunge il pieno regime con 400 cavalli. Mentre crescono le architetture si compie anche il disegno territoriale dello spazio barocco: la trama di viali e allee si prolunga oltre la Ceronda, dilatandosi all’infinito e organizzando i terreni destinati alle rotte di caccia. 

Le vicende delle due residenze si dividono con l’arrivo dei francesi e la successiva Restaurazione. Mentre la Mandria sopravvive in virtù della sua natura economica, la Reggia perde il suo carattere di residenza: nel 1818 si stabilisce la Regia Scuola di Veterinaria, nel 1823 è sede della Regia Scuola di Equitazione e nel 1881 si insedia il V Reggimento di Artiglieria. Dalla finestra di questa sala Vittorio Emanuele poteva quindi solo immaginare, durante la sua permanenza al Castello, il glorioso passato della Reggia e dei Giardini, in quegli anni assoggettati all’uso militare.

Il biliardo era, dopo la caccia, il passatempo prediletto dei padroni di casa. Il tavolo in legni pregiati intarsiati in avorio, sovrastato dalla lampada in opalina bianca, e i divanetti in velluto ricreano perfettamente l’atmosfera di questo ambiente, dedicato alle conversazioni tra uomini.

Simbolico il dipinto di Carlo Pittara con il “Ritratto equestre di Vittorio Emanuele II”, ultimato nel febbraio 1878 a un mese dalla morte del sovrano. Il primo re d’Italia si erge solitario sul suo cavallo a dominare un paesaggio dall’alto con le montagne sullo sfondo; colto nel suo volto più vero e nella veste che forse più amava, quella del re cacciatore.

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