La Sala da Gioco | La Venaria Reale
Sala da gioco, Appartamenti reali del Castello della Mandria. Foto di Lea Anouchinsky

La Sala da Gioco

Destinata in origine al gioco della dama e delle carte, la sala da Gioco è la corrispettiva al femminile della sala del Biliardo e quindi ambiente prediletto dopo il pasto serale.

L’affresco centrale della volta raffigura Venere e Adone con putti, circondati da ghirlande di fiori neo-settecenteschi scolpiti in legno dorato; mazzi di rose e fiori si ritrovano anche nella tappezzeria in velluto cremisi. Il tema dell’Amore. quello tra Vittorio Emanuele e Rosa Vercellana, è presente simbolicamente qui, come in tutto l’Appartamento.

«Conobbi questa donna quand’aveva 14 anni [scriveva Vittorio Emanuele]. Essa accompagnava suo padre cavaliere e capitano delle Guardie del corpo di mio Padre [Carlo Alberto] a Racconigi». Era il 1847. Vittorio aveva 27 anni ed era ancora principe ereditario, ma era già sposato con Maria Adelaide d’Asburgo Lorena, che gli aveva dato 4 figli, tra cui l’erede al trono Umberto I. Rosina era molto bella e soprattutto incarnava il suo ideale di donna: «Quando la vidi mi sembrò che per un miracolo della terra fosse emersa una rosa di carne, fresca, vera, odorosa».               

Dalla segreta relazione tra Vittorio e Rosa nacquero due figli: Vittoria (1848 - 1905) ed Emanuele Alberto (1851 -1894). Dopo la morte di Maria Adelaide nel 1855, a soli 33 anni, il legame della coppia si consolidò sotto gli occhi scandalizzati della corte, finché nel 1859 il re conferì a Rosa il titolo di “Contessa di Mirafiori e Fontanafredda”, acquistando per lei il castello di Sommariva Perno. Mancava solo a questo punto una residenza, un nido d’amore in cui vivere la loro storia: fu così che dal 1860 iniziarono i lavori per l’allestimento degli Appartamenti Reali.

Pur non essendo estraneo ad altre avventure amorose, la relazione tra Vittorio e Rosa fu solida e resistette nel tempo, a discapito della differenza di rango e dell’ostilità della corte; lei lo seguì infatti prima a Firenze e poi a Roma. Qui nel 1877 il re sposò Rosa con un matrimonio morganatico, ovvero senza l'attribuzione del titolo di regina: divenne così ufficialmente la ‘moglie del re’.

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