Residenze reali, parchi naturali e tutela del patrimonio | La Venaria Reale

Residenze reali, parchi naturali e tutela del patrimonio

All’inizio dell’Ottocento, Vittorio Emanuele I decise – a malincuore – di abbandonare l’uso diretto della Reggia di Venaria, destinandola a caserma, ma non dismise le aree agricole, quelle di caccia e quelle destinate alla riproduzione dei cavalli.

Esse furono assorbite nel patrimonio della Real Casa e da questa passarono al Demanio. La proprietà demaniale, conservata sino ad oggi, ha permesso in gran parte l’inedificabilità dell’area, preservando il territorio da scelte altrimenti infauste.

Questo processo, verificatosi anche in altre residenze, spiega perché una parte importante dei parchi naturali italiani sia diretta evoluzione delle riserve di caccia dei sovrani d’un tempo. Una realtà che attraversa l’intera penisola, dal valdostano Parco del Gran Paradiso, primo parco naturale del nostro Paese dopo esser stato riserva dei Savoia nell’Ottocento, sino alla riserva naturale del bosco della Ficuzza, la residenza palermitana dei Borbone.
Una realtà cui partecipa – come visto – anche il complesso della Venaria con il parco della Mandria, tenuta venatoria sabauda per oltre trecento anni. Il complesso Venaria-Mandria costituisce, quindi, quello che tecnicamente si definisce un «sistema del verde storico», ovvero un insieme integrato di giardini, parchi, siti di rilevanza storica, artistica, paesaggistica e rurale d’interesse pubblico, che ha un ruolo funzionale d’organizzazione del paesaggio.
Nei secoli scorsi, infatti, l’ideazione e la costruzione di complessi architettonici inseriti in un determinato contesto naturale ha portato in Italia alla realizzazione di alcuni fra i paesaggi storici più interessanti d’Europa. Nel corso del Novecento molti di essi, però, han perso la loro leggibilità, anche là dove i monumenti sono riusciti a sfuggire alla distruzione. 

Le residenze sabaude costituiscono tuttora uno degli scenari più leggibili fra i paesaggi ideati e realizzati dell’uomo. Tale aspetto ha avuto un ruolo centrale nel loro inserimento nel 1997 nella lista del Patrimonio Mondiale Unesco. Ma non bisogna dimenticare che nel 2018 il territorio fra Po e sistema collinare torinese – quello stesso che vede la presenza di diverse residenze – è stato riconosciuto ancora dall’Unesco quale «Riserva della Biosfera» per la sua rilevanza naturalistica.
Tutto ciò rende evidente come la tutela e valorizzazione delle residenze sia possibile solo ponendo attenzione, insieme ai beni storico-artistico-architettonici, anche al paesaggio di cui fanno parte e che contribuiscono a disegnare, sviluppando una pianificazione in cui sia centrale il riconoscimento della loro identità di riserve/risorse ambientali e il conseguente sviluppo di idonee strategie di sostenibilità.


Testo a cura del Comitato scientifico del Centro studi del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude: Costanza Roggero, Andrea Merlotti, Paolo Cornaglia, Paolo Cozzo, Maria Beatrice Failla, Clara Goria, Lino Malara, Maria Carla Visconti.

Boschi del Parco della Mandria immersi nella nebbia
Boschi del Parco della Mandria 

 

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