Venezia a Venaria - Le Allegorie di Paolo Veronese | La Venaria Reale

Venezia a Venaria - Le Allegorie di Paolo Veronese

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Paolo Caliari detto il Veronese (Verona 1528 - Venezia 1588), Allegoria della Scultura e Allegoria con la sfera armillare, olio su tela, 1557 ca. Villa San Remigio, Pallanza (Verbania), Regione Piemonte, in affidamento alla Reggia di Venaria, Appartamento della principessa Ludovica, Sala delle Fiere feroci rese mansuete dall’ingegno umano.

Alla Reggia di Venaria, nella secentesca camera da letto della principessa Ludovica, due inattesi capolavori ci riportano di nuovo a Venezia.  Si tratta delle Allegorie di Paolo Veronese rinvenute nel 2013 nella Villa San Remigio a Pallanza e attribuite alla fase giovanile del pittore (da G. Agosti, C. Moro, J. Stoppa e V. Romani: Quattro Veronese venuti da lontano. Le Allegorie ritrovate, 2014).

Provengono dalla collezione della villa fatta edificare sul lago Maggiore dal marchese napoletano Silvio della Valle di Casanova e da Sophie Browne, pittrice e scultrice di origine irlandese, dove soggiornarono diversi ospiti tra cui l’artista Boccioni, poi passata alla figlia Ester Bonacossa e quindi acquisita dalla Regione Piemonte nel 1977: del nucleo di dipinti rintracciati fa parte anche la grande tela della Battaglia di Lepanto di Palma il Vecchio ora esposta a Venaria.

Un filosofo barbuto e inturbantato, in veste orientaleggiante, regge una sfera armillare, antico strumento astronomico formato da anelli che rappresentano i circoli della sfera celeste, con al centro la Terra, utilizzato per determinare le coordinate degli astri; ai suoi piedi, un mappamondo con le Americhe e il continente australe appena abbozzati. Il tutto richiama l’Astronomia e la Geografia.

La giovane donna vestita all’antica è invece una personificazione della Scultura: scorciata entro un’architettura all’antica, si appoggia al basamento di una colonna scanalata sotto il ghigno di un mascherone scolpito e rivolge lo sguardo al putto, che stringe una stecca da scultore e il modelletto di un torso maschile. Il restauro, realizzato dal Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale con il finanziamento della Reggia di Venaria, ha rivelato una ridipintura sul ventre della donna, in origine coperto solo da un velo quasi trasparente, e il braccio originariamente portato a nascondere il seno.

Il loro ritrovamento ha consentito di ricostruire una serie andata dispersa e nota solo attraverso copie. Le due Allegorie di Pallanza si legano infatti ai due “filosofi” ora negli Stati Uniti presso il Los Angeles County Museum of Art: l’Allegoria con la balestriglia e l’Allegoria con l’astrolabio piano che rimandano alla scienza della navigazione e alla matematica.

Per la prima volta dopo secoli, nel 2014 è stato possibile riunire le quattro tele in una mostra al Palladio Museum di Vicenza, poi esporle nel percorso di visita della Reggia e quindi al LACMA Museum (Four Allegories by Veronese, 7 marzo - 7 settembre 2015); infine le due di Pallanza sono ritornate alla Venaria (Paolo Veronese. Le quattro Allegorie ritrovate).

Il ciclo non è documentato dalle fonti, ma si ipotizza che possa essere stato realizzato per la Libreria Marciana di Venezia intorno al 1557. Rimandano a questo momento della giovinezza del pittore da poco giunto a Venezia le figure monumentali che guardano a Michelangelo, i sontuosi panneggi, la raffinata e luminosa cromia. Le quattro Allegorie intrecciano archeologia e scienza, antiche rovine sbrecciate, lontane dalle architetture palladiane del Veronese maturo, insieme agli strumenti per la misurazione della terra e del cielo.

Tali aspetti rispecchiano la cultura dell’intellettuale Daniele Barbaro che lavora con Palladio all’edizione dei Dieci libri dell’Architettura di M. Vitruvio (1556) e che chiamerà l’architetto e lo stesso Veronese per la sua villa Barbaro a Maser (1559-1561). Non è da escludere quindi che Barbaro sia stato l’ispiratore se non il committente delle Allegorie.

La loro presenza nel percorso di visita della Reggia rimanda a quella stagione figurativa e alla colta cerchia di letterati della città lagunare a metà Cinquecento. Ma qui richiamano anche i legami tra corte sabauda e Venezia: dai due dei Quattro libri dell’architettura di Andrea Palladio dedicati a Emanuele Filiberto (Venezia 1570), fino al primo nucleo di opere di maestri veneti, tra cui il Veronese, delle collezioni ducali, esposte alla Venaria alla mostra Il Veronese e i Bassano. Grandi artisti veneti per il Palazzo ducale di Torino del 2013, in collaborazione con la Galleria Sabauda.


Silvia Ghisotti, capo conservatore, Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, Reggia di Venaria
Clara Goria, storica dell'arte, Centro studi e ricerca delle Residenze Reali Sabaude


Il restauro sostenuto dalla Reggia di Venaria è stato realizzato dal Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale.

Approfondisci il restauro sul sito del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale.

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