Zolle Reali. Le stagioni dei Giardini - Primavera | La Venaria Reale

Zolle Reali. Le stagioni dei Giardini - Primavera

Il racconto, in divenire, della primavera nei Giardini della Reggia di Venaria e nel Parco della Mandria attraverso le foto di Dario Fusaro e le parole di Alberto Fusari

Sessanta scatti, stagione per stagione, sessanta fondali tutti da "sfondare". Da frugare, scrutare, toccare. Finché non resti un po’ di terra tra le dita. I Giardini si raccontano: hanno tredici anni, molti segreti e voglia di farsi notare. Persino La Mandria, nel fitto dei suoi boschi, è in vena di confidenze. Ogni scatto una zolla, insieme compongono i paesaggi della Venaria Reale. Un caleidoscopio di piccoli mondi sospesi tra antiche memorie e nuove avventure. In tanta esuberanza potreste anche perdervi: nessuna paura, meglio così.


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Primavera nei Giardini della Reggia di Venaria - Foto di Dario Fusaro 1

Risvegli primaverili alla Venaria: si schiudono i germogli e i caprioli assaggiano qua e là, sfregando le loro corna nuove contro le cortecce. Bellissimo vederne un branco all'alba, fin troppo facile in questi mesi di inusuale tranquillità, ma per il giardiniere può essere un problema. Protezioni per i giovani piantini, qualche siepe spinosa e specie poco appetibili vengono in aiuto: lavande, spiree, ortensie e Cornus sanguinea pare facciano storcere il naso. Ben sapendo che il giardino insegna la convivenza e le lotte possibili sono soltanto quelle ad armi pari.
 

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Primavera nei Giardini della Reggia di Venaria - Foto di Dario Fusaro 17

Giardinieri funamboli per la "tosatura" dei tassi nel Giardino a Fiori. Queste alte colonne richiedono due arrampicate l'anno, a fine inverno e fine estate, e il taglio è rigorosamente a mano con cesoie ben affilate. La varietà scelta ha già di suo un portamento fastigiato e interventi leggeri, ma costanti, la mantengono compatta senza ricacci eccessivi. In rigorosa processione, simili senza mai essere del tutto identici, i grandi tassi della Venaria dettano il calendario dei lavori: una di quelle ricorrenze speciali che segnano una stagione. Quasi un rituale.

.Taxus baccata "Fastigiata" (pdf)

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Primavera nei Giardini della Reggia di Venaria - Foto di Dario Fusaro 19

Nuvole rosa a bassa quota: oltre quattrocento ciliegi in fiore sono il primo e per nulla timido segnale della stagione che avanza. I loro sbuffi evanescenti, sospesi sui tronchi scuri, confondono e al contempo esaltano i rigori dell'impianto. I Prunus ornamentali sono tantissimi, ma alla Venaria crescono alcune specie selezionate con cura, particolarmente forti e autosufficienti: piantarle in massa è servito a dare struttura, più di qualsiasi collezione botanica. Quando si progetta un giardino trama ed episodi devono restare ben distinti: ci penserà il tempo a confondere le cose.

.Prunus subhirtella (pdf)

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Primavera nei Giardini della Reggia di Venaria - Foto di Dario Fusaro 18

Un'immensa scacchiera di prati ed aiuole in quadrati sempre più piccoli: ogni orto ha la sua geografia e dettagli quasi impercettibili orientano le scelte del giardiniere. Microscopiche vene d'acqua, un po' di sabbia che affiora, leggerissime correnti d'aria possono fare la differenza. Viali, pergole, vasche ne stemperano la rigorosa funzionalità, come nelle migliori tradizioni del Potager Royal. Dopo le laboriose pulizie di fine inverno tutto è in ordine, rassettato, rinnovato, pronto ad accogliere le euforie della primavera.
 

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Primavera nei Giardini della Reggia di Venaria - Foto di Dario Fusaro 20

Pomodori, spinaci, fagioli e fagiolini; insalate, sedani, bietole e piselli: a inizio marzo le semine si fanno frenetiche in serra. Giusto un velo di terriccio in attesa dei germogli e poi dagli alveoli i piantini traslocheranno direttamente all'aperto. L'orto è così, simile ad uno stupefacente gioco di prestigio: ogni anno dal vuoto riesplodono arruffi di foglie, fiori ed ortaggi in combinazioni sempre diverse. Anche se potrebbe sembrare, nulla è casuale: tattiche precise, calendari serrati e monitoraggi continui ne scandiranno la vita fino al ritorno dei freddi.
 

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Intricate coreografie alle luci dell'alba: i susini distendono le loro chiome fiorite e ben potate come in una danza. Sono piante di "Ramasin", una specie antica che pare sia arrivata in Piemonte con i Saraceni nell'Alto Medioevo e che altrove in Italia è quasi sconosciuta. La piccola collezione della Venaria raccoglie endemismi delle nostre campagne ormai pochissimo coltivati. Eppure, insieme a fichi, gelsi, nespoli e uve fragole, potrebbero diventare l'avamposto del frutteto contemporaneo, fatto di piante resistenti alle siccità e senza malattie. Provare per credere.

.Prunus domestica subsp. insititia "Ramasin di Pagno" (pdf)

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Filari di peri da fiore abbracciano i frutteti della Venaria, accompagnando lo sguardo verso la parte alta del parco. Lo spettacolo si ripeterà in autunno, anche se a tinte più strong, quando le chiome infuocate confermeranno le molteplici virtù di questa pianta. In quanto ad autogestione, infatti, non la batte nessuno: radici forti che resistono alla siccità, trattamenti e potature non necessari. Per natura cresce piramidale, ben diversa dalle morbidezze dei ciliegi sullo sfondo. Unica pecca: i piccoli frutti dicono poco. Almeno a noi, perché schiere di uccelli mostrano di apprezzare.

.Pyrus calleryana "Chanticleer" (pdf)
.Prunus serrulata (pdf)

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Deleterio il secco di questi ultimi anni, anche in inverno: spesso miete più vittime del gelo. I carpini di siepi e palissades che non ce l'hanno fatta vengono sostituiti all'inizio della primavera, si chiama in gergo tecnico "piantumazione di reintegro". Una leggera potatura subito dopo la messa a dimora e una seconda verso fine estate garantiscono crescite compatte; innaffiature generose e uno strato non troppo spesso di pacciame soccorrono nei primi tempi. Qualche caduto sul campo d'altronde è normale: il giardino è vita, con il suo inevitabile ciclo di perdite e nuovi arrivati.

.Carpinus betulus "Pyramidalis" (pdf)

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Gli unici assembramenti che ci piacciono sono quelli delle rose. Nel Giardino Inglese il colpo d'occhio è mozzafiato: sulle pergole s'arrampicano centinaia di "Albéric Barbier", con i fiori stropicciati che risaltano tra il fogliame lucido e scuro. Semi-sempreverde, resistente al mal bianco, non rifiorente ma generosissima, a suo agio anche nelle esposizioni a nord, è una rosa sulla quale si può sempre contare. Evidentemente più della vicina "Marie Pavie", che cresce in piccoli roseti non proprio esuberanti. Al di là nei nostra desideri, ogni giardino suggerisce con chiarezza che cosa preferire.

.Rosa "Albéric Barbier" (pdf)
.Rosa "Marie Pavie" (pdf)

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Una strada si snoda tra grovigli di bosco alla Mandria. In primavera fioriscono i ciliegi selvatici e le ripe più umide si ricoprono di anemoni e aglio orsino. I veri protagonisti, però, restano i nuovi verdi dei germogli di querce, carpini, aceri campestri, noccioli e qualche olmo superstite: non c'è risveglio più bello. I rami si chiudono a formare una volta: se ben monitorati, ripuliti dal secco e non troppo stressati con potature continue, gli alberi possono convivere con il nostro passaggio. Una lezione importante per chi s'ostina a mortificarli.

.Prunus avium (pdf)
.Quercus robur (pdf)
.Corylus avellana (pdf)

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Piantagioni in corso prima dei caldi: i Giardini sono un grande work in progress e ogni anno si trasformano un po'; è la sfida avvincente che offre un luogo scomparso e in parte ancora da reinventare. Bordate di lavanda, alcune aiuole "rigate" alternano cardi, salvia nemorosa e calamagrostis a strisce di prato. Una nuova specie completerà ora il quartetto, con il suo fogliame color chartreuse, le cortecce che si sfogliano e i piccoli fiori bianchi amati dalle api. La tavolozza è decisamente pop, in accordo con l'esuberanza degli orti lì a fianco.

.Physocarpus opulifolius "Nugget" (pdf)

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